Molte volte quando chiedo ai miei coachee “cosa vuoi ottenere?” la risposta che ricevo è “più tempo (per me)!”.

Sfortunatamente questa risposta è in contrasto con le loro “spinte interiori”. “Sii perfetto!”, “Sbrigati!” sono solo alcune delle convinzioni che guidano la loro vita.

L’obiettivo per queste persone resta per tanto irraggiungibile, ma non riescono a ridefinirlo. Darsi il permesso di “ammettere un proprio limite”, riconoscere le proprie responsabilità nel atteggiamento “corri, corri, sbrigati” significa semplicemente ritornare alla vita.

Certo il mondo del lavoro è diventato sempre più concorrenziale, gli obiettivi che vengono assegnati sempre più esigenti e sfidanti. Il personale diminuisce e la pressione su chi resta sempre più grande. Tuttavia imparare a dire di no, dà a noi stessi la possibilità di delegare, di pianificare e organizzarci diversamente. Permette (forse) all’azienda di riconoscere che c’è un’altra via per raggiungere i propri obiettivi, tuttavia su ciò non abbiamo nessun controllo.

Per tanto la domanda resta: “A chi serve se io corro, corro e mi brucio?”.